martedì 26 ottobre 2021

MOONACRE. I SEGRETI DELL'ULTIMA LUNA | Il cavallino Bianco di Elisabeth Goudge

Per te nessun passato, cavallino, né rimpianto, né futuro da temere nella foresta d'argento...
Sotto la luna, solo il presente ti aspetta.
- Elisabeth Goudge, MOONACRE Il cavallino bianco, 7.


TITOLO: MOONACRE Il segreto dell'ultima luna | Il cavallino bianco
AUTRICE: Elisabeth Goudge
EDITORE: Rizzoli 
TRADUZIONE: Serena Daniele
SINOSSI: Maria Merryweather ha tredici anni quando, rimasta orfana, si trasferisce a Moonacre Manor, ospite di un ricco, eccentrico cugino. L'antica dimora si rivela colma di mistero e di segreti e Maria scopre ben presto di essere predestinata a salvarla dalla scomparsa, riscattando le colpe dei suoi antenati che ne hanno segnato la sorte. Grazie all'aiuto delle magiche creature che da sempre abitano l'incantevole vallata e alla sua determinazione, Maria, ultima Principessa della Luna, riuscirà a salvare Moonacre e a riportarvi la serenità perduta. Età di lettura: da 12 anni.

RECENSIONE:
Maria Merryweather ha perso entrambi i genitori, e ora, all'età di tredici anni, è costretta a vendere la propria casa per riparare ai debiti del padre.

Fortunatamente, un suo lontano e ignoto cugino ha deciso di ospitarla nella sua dimora situata nel villaggio di Moonacre.
In questo lungo e impervio viaggio, però, Maria non sarà sola. Ad accompagnarla ci saranno Miss Heliotrope, la sua bizzarra istitutrice, e Wiggins, il suo fedele cagnolino.


Al loro arrivo a Moonacre Manor, una luna splendente è pronta ad accoglierli, rischiarando loro la strada e tingendo l'intero paesaggio di infinite sfumature argentate. 

Inoltre, a Maria sembra di scorgere tra la fitta vegetazione un bellissimo cavallino bianco.
Purtroppo non c'è tempo per spingersi alla sua ricerca, poiché Sir Jeremy Merryweather li sta attendendo. 

Con grande affetto il cugino li accoglie nella grande dimora, così elegante quanto decadente, e Maria si sente subito a casa. 
Finalmente può scoprire le origini della sua famiglia, legate misteriosamente ad affascinanti leggende del posto. 
In particolare, a colpire la sua attenzione è la leggenda della Principessa della Luna
Essa narra che molto tempo fa un antenato dei Merryweather avesse avuto una terribile lite con la famiglia Coq de Noir. 
Da allora i discenti de Noir, animati da questo antico rancore verso i Merryweather, si sono impossessati della Baia di Moonacre per pescare e saccheggiare i poveri abitanti del villaggio. 
Solamente una giovane dal cuore puro potrà metter fina alla storica faida, liberando Moonacre dalle razzie degli Uomini dei Boschi Neri. 
Purtroppo, è risaputo come tutte le principesse della Luna prima o poi abbandonino Moonacre per curiose incomprensioni. 

Maria è completamente incantata da questa storia, tanto da iniziare a credere che vi sia un fondo di verità e di poter essere lei stessa la prossima Principessa Lunare, l'unica capace di cacciare gli Uomini del Bosco. 

Nel frattempo, però, è alla ricerca di risposte che spieghino alcune bizzarre situazioni che la circondano. 

In primis, chi è che ogni mattina le accende il fuoco in camera, le lascia i biscotti per la colazione e nuovi splendidi vestiti dalle antiche fattezze? 
Si tratta di magia o esiste qualcuno in carne ed ossa che prepara tutte queste cose per lei? 
Sarà la stessa persona che tutti i giorni si adopera in segreto per cucinare le più deliziose portate per il pranzo e la cena? 
Secondo, come è possibile che il suo amico immaginario d'infanzia e ora un ragazzo reale della sua stessa età che vive a Moonacre?

Niente si muoveva, come sotto un incantesimo. L'intreccio argenteo di rami e ramoscello sopra di loro era così delicato che la luna sembrava filtrarvi come attraverso un velo sottile di polvere luminosa. Ma tra gli alberi c'era vita, anche se immobile. 
- Elisabeth Goudge, MOONACRE Il cavallino bianco, 23.


MOONACRE | I segreti dell'ultima luna (The Little White Horse, 1946) è un libro che ho letto principalmente perché spinta dal mio affetto per l'omonimo film. 
Il romanzo, però, è ben diverso dalla pellicola. 
Abbiamo tra le mani un libro per lettori giovanissimi, dallo stile di scrittura estremamente semplice e lineare, scorrevole ma non molto coinvolgente. 

L'intera storia appare come un continuo rimando alla religione cattolica
Il problema, che è principalmente ciò che mi ha tediato, è stata la sensazione costante di leggere una fiaba zuccherosa che potrebbe essere inserita perfettamente in un libro di catechismo. 
Alla fine non c'è da sorprendersi per questa grande presenza di tematiche religiose, visto che la Goudge era la figlia di un reverendo. 

Ammetto che mi è mancata quell'atmosfera magica e misteriosa presente nel film, che richiama più un universo mitologico/pagano che cristiano. 

Inoltre, non ho particolarmente apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, che ho percepito come un po' passivi e bidimensionali, nonostante alla fine siano emerse (non troppo) le loro peculiari personalità, rendendoli quasi interessanti. 
In particolare, mi hanno un pizzico infastidito i commenti maschilisti, fortunatamente pochi, di alcuni personaggi, così come la visione della donna nel libro. 
La storia, infatti, si concentra su quanto sia importante per le donne non essere curiose: non fare domande, non andare in esplorazione, ma aspettare le inconfutabili spiegazioni degli uomini che sanno sempre cosa fare. 
Nel corso della narrazione la protagonista dovrà interiorizzare una serie di virtù femminili per essere una brava ragazza (l'obbedienza, il perdono e l'umiltà) e apprendere che avere troppa fiducia in se stessi diventa un inaccettabile segno di orgoglio. 

Maria nella sua camera, illustrazione di C. Walter Hodges
Nessuna penna poteva rendere giustizia alla bellezza e all'eleganza di quella camera. Si trovava in cima alla torre [...]. Il soffitto era a volta, e la delicata armatura di pietra si estendeva sopra la testa di Maria come i rami di un albero; nel punto più alto, la pietra era stata intagliata a riprodurre una falce di luna circondata dalle stelle.
- Elisabeth Goudge, MOONACRE Il cavallino bianco, 34.


Uno dei pochi aspetti che invece ho amato molto è stata la capacità dell'autrice di dar vita a delle atmosfere notturne davvero suggestive
Le descrizione del maniero, dei boschi e, in generale, della natura al chiaro di luna sono stupende, ed è stato impossibile non immaginarmi immersa nella fitta vegetazione argentata. 

In conclusione, so bene che il mio giudizio è stato influenzato dalle alte aspettative che mi ero fatta, credendo di poter ritrovare in queste pagine le stesse emozioni e atmosfere decadenti e fantastiche del film, ed è per questo che non mi sento di sconsigliarlo. 

Potrebbe essere una bizzarra e piacevole lettura, adatta per quei momenti in cui siamo alla ricerca di qualcosa di leggero, spensierato e un po' fiabesco. 

Conoscete questo libro? Avete visto il film? Cosa ne pensate dei libri con forti rimandi religiosi? 

Come sempre vi aspetto sotto nei commenti💜



domenica 26 settembre 2021

LOLLY WILLOWES O L'AMOROSO CACCIATORE di Sylvia Townsend Warner

Era nelle cose che non si vedevano che lei sentiva la propria inadeguatezza.
- S.T. Warner, Lolly Willowes o l'amoroso cacciatore, 43.

TITOLO: Lolly Willowes o L'amoroso cacciatore
AUTRICE: Sylvia Townsend Warner 
EDITORE: Adelphi Edizioni
TRADUZIONE: Grazia Gatti
SINOSSI: Lolly Willowes è una donna amabile e solitaria, «benestante e con tutta probabilità destinata a non sposarsi». Va a Londra dal fratello maggiore. Ma rimane sempre un essere a parte rispetto alla famiglia, dove a poco a poco diventa una «zia Lolly» che tutti pensano di conoscere come un soprammobile. Intanto la mente di Lolly vaga, si allontana, si estrania in modo irrevocabile dal perbenismo bonariamente coercitivo dei suoi parenti. Lolly, in verità, cova da sempre in sé qualcosa, che è una vocazione: la vocazione della strega. Nella sua vita, osservata dall'esterno, sembra che non accada mai nulla. E invece in lei si tesse «un complotto di tenebra». Così, un giorno, Lolly si scrolla di dosso ogni vincolo e va a vivere da sola, in campagna. Ancora non sa che lì è andata per offrirsi come preda al Principe delle Tenebre. Che sarà puntuale ad aspettarla. Con impavida naturalezza, con ironica euforia, Lolly scopre una notte di trovarsi in mezzo a un Sabba e riconosce negli altri accoliti molti fra i suoi paciosi compaesani. Ma più che al Sabba, che finisce sempre per somigliare un po' a un ballo di beneficenza, Lolly è incline al colloquio con il Demonio, si presenti egli come un gatto irsuto o come un guardacaccia o come un paesaggio (e rare volte il paesaggio ha parlato come in questo romanzo). Allora si accende una superba esaltazione amorosa. Lolly, la «vergine negletta», ormai irraggiungibile dalla tediosità del mondo («No! Non mi avrete. Non tornerò indietro»), ha scoperto quanto vi è di esplosivo in lei («Ma le donne lo sanno di essere dinamite, e non vedono l'ora che si verifichi l'esplosione che renderà loro giustizia»). Di quella deflagrazione farà dono al suo «amoroso cacciatore», dallo sguardo «che non desidera e che non giudica», con il quale Lolly intreccia il suo dialogo, capriccioso e sottile, fra l'amante e l'amata: «Tu sei oltre, i miei pensieri sprizzano da te come nella teoria della forza centrifuga». Lolly Willowes apparve nel 1926.

RECENSIONE:
Laura Willowes ha sempre saputo di essere diversa.
Fin da bambina la sua indole introversa l'ha spinta a coltivare passatempi insoliti e solitari, primi tra tutti la lettura e la botanica. 
Laura, infatti, ama trascorrere le sue giornate immersa nel silenzio rassicurante della sua libreria e nella quiete misteriosa della campagna.
La natura, così splendida e oscura, non può che attrarre la sua fantasia, tanto che ogni giorno si mette sulle tracce di nuove piante ed erbe da utilizzare per le più bizzarre misture, dando vita a infusi singolari. 
La famiglia di Laura, una rispettabile famiglia inglese di campagna, al contrario suo, è tutto fuorché eccentrica. Anzi, la parola giusta è tradizionalista.
Nonostante ciò, accetta e comprende la particolare personalità di Laura, soprattutto suo padre, che farebbe di tutto per lei.

Le cose, però, iniziano a cambiare con la morte di Mrs. Willowes
Laura si ritrova ad essere l'unica donna in famiglia, avendo solo due fratelli, e come tale deve assolvere le svariate mansioni di padrona di casa. 

Nello stesso periodo cominciano a bussare alla sua porta numerosi pretendenti, ma Laura non prova il minimo interesse per loro. 
In generale, l'idea di diventare moglie non la sfiora neppure. 
Laura si trasforma così in zia Lolly, un nomignolo apparentemente affettuoso ma che nasconde una catena che la lega saldamente a un ruolo ben preciso nella famiglia e nella società. 

Alla morte del padre, Lolly abbandona la campagna per trasferirsi a Londra assieme alla famiglia di suo fratello Henry. 

Quel turbamento non aveva attinenza con la sua vita. Saliva dal terreno con l’odore delle foglie morte: la seguiva per le strade all’imbrunire, sorgeva innanzi a lei alla vista della luna alta nel cielo.
- S.T. Warner, Lolly Willowes o l'amoroso cacciatore, 60.

Proprio durante la sua permanenza in città, Laura inizia ad essere pervasa da uno strano stato d'animo, una sorta di inquietudine che giunge puntuale ogni autunno.
Non è la nostalgia della campagna a turbarla, ma una sempre più lucida consapevolezza della sua condizione.
Vive da troppo tempo in una casa dalle consuetudini monotone e convenzionali, in cui è diventata un soprammobile inutile eppure imprescindibile: la buona e docile zia Lolly.
L'immaginazione non basta più per evadere da questa prigione... Laura vuole andare via.
Laura vuole andare a Great Mop

In questo piccolo villaggio sperduto tra le colline e le campagne, lontano dalla frenesia dell'umanità e dalle restrizioni della società, qualcuno la sta aspettando... come un cacciatore che attende paziente la sua amata preda.
Laura non sa che è stato proprio lui a condurla lì, e lentamente una nuova consapevolezza sorge in lei. Inizia a comprendere chi è veramente: una strega.

Quando penso alle streghe mi sembra di vedere in tutta l'Inghilterra, in tutta Europa, tante donne che vivono e invecchiano, diffuse come le more selvatiche e altrettanto trascurate.
- S.T. Warner, Lolly Willlowes o l'amoroso cacciatore, 167.

Lolly Willowes o L'amoroso cacciatore (Lolly Willowes or the Loving Huntsman, 1926) è la storia di una strega, ma, badate bene, non di una qualsiasi.
Essere una strega nel romanzo della Warner non significa possedere particolari poteri magici, saper volare su una scopa o fare incantesimi.
Essere una strega significa essere una donna libera e indipendente; poter vivere da sola, contare sulle proprie capacità e non sul sostegno di un uomo.
Essere una strega significa poter decidere da sé, seguendo il proprio istinto e le proprie inclinazioni, senza sottostare alle regole di una società patriarcale.

Laura è una strega, ma ancora non lo sa. 
E' consapevole della sua diversità, ma non riesce a dare un nome all'irrequietezza che si agita in lei.
Ama la solitudine, la notte, le lunghe passeggiate nei boschi e l'arte della fermentazione. 
Se la sua famiglia accetta in parte le sue peculiarità, la società londinese degli anni '20 no, e cerca in ogni modo di relegarla al triste ruolo di "angelo del focolare".
Così Laura, ancora nubile dopo la morte del padre, si ritrova ad essere succube del volere degli uomini della famiglia e a sottostare tacitamente alla rigida e monotona routine della casa di suo fratello, nella quale si trasforma nell'amabile e accondiscendente zia Lolly.
Una strega però non può vivere in questo modo.
Lolly desidera essere indipendente: avere i suoi spazi, poter fare liberamente le sue scelte e lasciarsi alle spalle ogni legame che impedisce la sua realizzazione personale.
Per far ciò, però, è necessario un cambiamento radicale... e un piccolo villaggio chiamato Great Mop è la soluzione perfetta.

Il suo arrivo era stato previsto, la sua via spianata. Great Mop era indiscutibilmente parte della sua vita e lei era parte della vita di Great Mop.
- S.T. Warner, Lolly Willowes o l'amoroso cacciatore, 123.

In questo luogo isolato e selvaggio, sperduto nelle Chiltern Hills, Laura è certa di trovare le risposte a quel mistero che la insegue e la turba.
In effetti sarà così. Scoprirà la sua vocazione di strega e incontrerà il detentore della sua anima: Satana.
Il diavolo dipinto dalla Warner si discosta completamente dall'immagine mostruosa tipica del cristianesimo, diventando invece un affascinante gentiluomo di campagna.
Il diavolo è, infatti, l'amoroso cacciatore citato nel sottotitolo.
Appellativo dovuto al fatto che le streghe trovano in lui un interlocutore capace di ascoltarle pazientemente, di farle sentire preziose e di regalare loro la libertà al costo della loro anima.
Un personaggio delineato straordinariamente in pochissime pagine: ambiguo e oscuro, amorevole con le sue prede e deciso a consapevolizzarle della loro intelligenza e unicità. 

«Oh, Satana! Perché mi spingi a parlare quando conosci già tutti i miei pensieri?» 
«Lo faccio perché li conosca tu». 
- S.T. Warner, Lolly Willowes o l'amoroso cacciatore, 171.

Leggendo questo romanzo sono rimasta incantata dallo stile della Warner
La sua è una scrittura evocativa, elegante e a tratti onirica.
Le soavi descrizioni della natura, dei boschi e della campagna inglese, riescono ad immergere il lettore in un'atmosfera misteriosa e magica. 
Inoltre, la capacità dell'autrice di dipingere con delicate pennellate l'animo della protagonista è magistrale. Mai mi sono sentita così vicina a un personaggio! 
Seguiamo passo passo il risveglio interiore di Laura, che riscopre il suo essere strega. 
Questa nuova consapevolezza le permetterà di rifiutare tutte quelle tipiche aspettative familiari e sociali sulle donne.
In Lolly Willowes la Warner, attraverso la vicenda della protagonista, denuncia con sottile ironia la situazione delle donne single negli anni '20, donne che solo attraverso la stregoneria possono riappropriarsi dell'indipendenza negata.
Laura riflette inevitabilmente lo spirito ribelle della stessa scrittrice, una donna fuori dagli schemi dell'epoca. Musicista, giornalista, biografa e traduttrice, si unì al Partito Comunista Inglese assieme alla sua compagna Valentine Ackland, una giovane poetessa, per poi lavorare nella Croce Rossa durante la guerra civile spagnola.

Passerei le ore intere a scrivere di Lolly Willowes, ma concludo brevemente consigliandovi caldamente questo affascinante, spiritoso e magico libro, nonché classico della letteratura femminista.


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venerdì 17 settembre 2021

LE NOTTI DI SALEM di Stephen King

Tutto attorno, su ali tenebrose si leva la ferinità della notte. Il tempo dei vampiri è venuto.
- Stephen King, Le notti di Salem, 358.

TITOLO: Le notti di Salem
AUTORE: Stephen King
EDITORE: Bompiani
GENERE: Horror
SINOSSI: Una casa abbandonata, un paesino sperduto, vampiri assetati di sangue. Quando il giovane Stephen King decise di trapiantare Bram Stoker nel New England sapeva che la sua idea, nonostante le apparenze, era buona, ma forse neanche la sua fervida immaginazione avrebbe saputo dire quanto. Era il 1975 e, da allora, il racconto dell'avvento del Male a Jerusalem's Lot, meglio conosciuta come 'salem's Lot, non ha mai cessato di terrorizzare milioni di lettori, consacrando il suo autore come maestro dell'horror. 

RECENSIONE:
Provate a immaginare una piccola e tranquilla cittadina del Maine meridionale trasformarsi, da un giorno all'altro, in una città fantasma.
Strade desolate, case abbandonate, negozi chiusi,... e il tutto nel giro di pochissimo tempo!
I giornali ne parlano come di un fenomeno molto frequente e in aumento in quelle zone, eppure nella città di Salem's Lot qualcosa di davvero insolito e spaventoso è accaduto: le persone sono scomparse nel nulla.
Leggende e strane supposizioni aleggiano attorno a questo posto “stregato”. Nessuno ha la minima idea di cosa sia realmente accaduto, ad eccezione di uno scrittore e un ragazzino... gli unici sopravvissuti alle terribili notti di Salem.

Ben Mears era tornato a Salem's Lot per scrivere il suo libro, o meglio, per esorcizzare i demoni del passato e trovare delle spiegazioni a un terrificante episodio vissuto da bambino in Casa Manster.
Questa abitazione, situata nel punto più alto della città, nasconde dentro le sue mura una macabra storia di omicidio e suicidio.
Dopo essere stata disabitata per anni, Ben scopre con sorpresa che Casa Manster è ora la proprietà di due signori, Straker e Barlow, giunti in paese per aprire un negozio di antiquario.
Se del signor Straker si vocifera che sia un uomo dall'eleganza retro e dai modi cordiali, di Barlow non si sa proprio nulla, tranne che è a New York per affari ignoti.

Dal giorno del loro arrivo, però, misteriosi eventi cominciano a verificarsi a Salem's Lot: morti inconsuete, cadaveri scomparsi, inquietanti apparizioni demoniache...
In aggiunta, alcuni abitati iniziano ad avere comportamenti bizzarri e a cambiare aspetto, impallidendo visibilmente e mostrando un paio di canini affilati davvero minacciosi.

Cosa sta succedendo a Salem's Lot? 
Quale terribile male si sta impossessando della città e dei suoi cittadini?

Ben, assieme al professor Burke, al dottor Cody, al reverendo Cahalan, alla giovane Susan e al piccolo Mark, sono decisi a fronteggiare e sconfiggere l'influenza maligna che voracemente si sta insidiando e espandendo tra loro.

Come in un terribile film dell'orrore sui vampiri, i protagonisti, muniti di croci, acqua santa e paletti acuminati, saranno coinvolti nella lotta contro le più temibili e millenarie creature della notte.

Penso che sia relativamente facile per la gente accettare la telepatia, o la precognizione, o gli apporti. Nel caso di queste manifestazioni ESP, la scelta di crederci non ti fa correre alcun pericolo. Non ti impedisce di dormire la notte. Ma, per esempio, l'idea che il male compiuto da determinati individui possa sopravvivere loro è di gran lunga più sconvolgente.
- Stephen King, Le notti di Salem, 150.

Le notti di Salem (Salem's Lot, 1979) di Stephen King rappresenta un magnifico esempio di romanzo in cui anche una leggenda arciconosciuta come quella del vampiro può dar vita a una storia coinvolgente che sa rapirti fin dalle prime pagine.

Come accennato prima, King non inventa nulla di nuovo riguardo alla figura del vampiro; al contrario, si serve dello stereotipo per eccellenza del revenant: un mostro assetato di sangue e allergico all'aglio, che riposa in una bara nascosta nel seminterrato di una vecchia dimora maledetta e che può essere eliminato solo grazie alla luce del sole e a un paletto ben appuntito.
Eppure, è proprio il contesto in cui è inserito a porlo sotto una luce nuova, e questo è fondamentalmente il motivo per cui ho trovato geniale l'idea di un vampiro che si insidia segretamente in un piccolo e dimenticato paesino del New England per trasformarlo in un covo di creature del male.

Innamorarsi dei personaggi in un libro di King è una prerogativa a cui raramente ci si può sottrarre.
La grande capacità dell'autore di caratterizzazione ci permette di empatizzare con loro e di avere la netta sensazione di conoscerli da sempre.
King scava nel profondo del loro animo, soffermandosi in quelle zone d'ombra dove risiedono le fobie e ossessioni più ancestrali.

Tra le numerose personalità che affollano queste pagine c'è un personaggio che raramente in altri libri può essere definito tale: il paese, ovvero Salem's Lot.

Il paese si cura poco delle attività del Maligno, non più di quanto s curi di quelle di Dio o dell'uomo. Conosce la tenebra, e tanto gli basta.
- Stephen King, Le notti di Salem, 227.

Salem's Lot sembra avere una vita propria, costruita nel tempo di generazione in generazione. Ha scorto l'evolversi dell'umanità e ha accumulato in sé tutti i suoi segreti... specialmente i più terrificanti e pericolosi.

Casa Mastern appare come il cuore pulsante della cittadina.
Una misteriosa abitazione che richiama alla mente la famosa Hill House nata dalla penna di Shirley Jackson.
Una dimora infestata da qualcosa di inumano e indefinibile, che fa leva sulle paure più recondite dell'uomo, quei demoni che ci portiamo dietro dall'infanzia e ci fanno temere il buio e quello che nasconde dietro il suo manto oscuro.

Lo stile di King si riconferma spettacolare: attraverso un linguaggio semplice e diretto riesce a narrare una vicenda ricca di suspense che a un ritmo incalzante ci attanaglia alle pagine, spingendo la nostra curiosità a voler scoprire di più.

Un bel libro davvero, che finisce immediatamente nei miei preferiti dell'autore.


mercoledì 8 settembre 2021

STORIA DI UNA PASSIONE lettere 1932-1953 di Anais Nin e Henry Miller

Non puoi capire quanto io ami scrivere queste lettere pazze, scoordinate, credo che la spinta a farlo mi sia venuta da te.
- Anais Nin e Henry Miller, Storia di una passione, 138.

TITOLO: Storia di una passione. Lettere 1932-1953
AUTORI: Anais Nin, Henry Miller
EDITORE: Bompiani
SINOSSI: Un dialogo tra due scrittori che mette a nudo, oltre ogni pudore, un rapporto sentimentale che si rivela ben più carnale e terreno di quanto ci si potesse immaginare. L'incontro tra Anais Nin e Henry Miller non è un semplice incontro culturale, basato solo su affinità intellettuali: Storia di una passione racconta dichiarazioni d'amore, ricatti, gelosie e tenerezze del resoconto di un'appassionante amicizia che rimase intatta per tutta la vita tra due scrittori profondamente innamorati della scrittura.

RECENSIONE:
Quello tra Anais Nin e Henry Miller è stato uno scambio epistolare tra i più coinvolgenti e appassionati che abbia mai letto.
Ci ritroviamo tra le mani ventun anni di ininterrotta corrispondenza, un vero e proprio intimo resoconto di un rapporto che va oltre la semplice amicizia e comuni interessi intellettuali, sfociando invece in una passione viscerale, talvolta dolce e talvolta dolorosa.

Attraverso le loro parole ripercorriamo la vita privata di due degli autori più anticonformisti e affascinanti del Novecento, l'ipersensitiva donna-bambina spagnola e lo squattrinato ragazzo di Brooklyn, gli stessi che hanno rivoluzionato il genere della letteratura erotica.

Per te e per me il momento supremo, la gioia massima, la proviamo non quando le nostre menti dominano, ma quando la nostra mente la perdiamo - e tu e io la perdiamo entrambi allo stesso modo, nell'amore.
- Anais Nin e Henry Miller, Storia di una passione, 45.

Il nostro viaggio comincia con le prime lettere datate 1932, anno successivo al loro casuale incontro, quando entrambi erano scrittori promettenti più che autori veri e propri.

Questo è il periodo in cui i due amanti sono separati: Anais è in Svizzera per riprendere in mano la sua vita dopo il rivoluzionario incontro con June (la seconda moglie di Miller), mentre Henry è a Digione per guadagnarsi qualche spicciolo e sostenere il suo lavoro di scrittore. 
Le loro lettere sono ricche di ricordi nostalgici che richiamano i tranquilli giorni a Clichy (luogo in cui risiedeva Henry), dove i due scrittori si incontravano per confrontare e perfezionare le loro opere, ma anche per consumare il loro incontrollabile amore.

Se questi primi anni di corrispondenza sono caratterizzati da un'intensità travolgente, in quelli successivi ci saranno numerosi ostacoli che cercheranno di mitigare e mettere fine a questo rapporto.
In primis la guerra.
Anais è costretta ad abbandonare la Francia per stabilirsi in America, a New York, dove lavorerà presso lo studio dello psicanalista Otto Rank, mentre Henry rimarrà ancora per un po' a Parigi.
Questa lontananza alimenterà sentimenti di gelosia da parte di Miller, che mal sopporta l'idea di una possibile relazione con Rank.
D'altra parte, Anais ha bisogno di passare un po' di tempo con se stessa, viaggiando e allontanandosi per un po' da tutti gli uomini che fanno parte della sua vita sentimentale, compreso Miller.

In questo senso le lettere iniziano a prendere una nuova inclinazione: la scottante passione iniziale si trasforma lentamente in un sentimento di affetto molto più vicino all'amicizia, nonostante l'amore non abbia mai cessato di unirli.

Perché siamo scrittori e trasformiamo la nostra realtà in arte.
- Anais Nin e Henry Miller, Storia di una passione, 170.

Questo scambio epistolare non rappresenta solo la testimonianza di un amore che supera ogni convenzione, ma ci conduce anche nei retroscena che riguardano il lavoro di scrittore.
Dalle loro parole comprendiamo quanto sia difficile e duro vivere di letteratura, e quanto sia importante il sostegno reciproco, lo scambio di consigli e suggerimenti.
E' pur vero che sia Anais che Henry non accettavano le critiche molto facilmente (la Nin per il suo stile troppo surreale e Henry per la sua propensione a caricaturare la realtà), ma riuscivano sempre a scambiarsi ottime dritte per migliorarsi costantemente.

Scoprire la genesi e l'evoluzione di alcune delle opere fondamentali della Nin mi ha appassionato tantissimo, e in questo ho trovato fondamentale la presenza di Miller, che la incoraggiava costantemente a rivedere e pubblicare i suoi diari. 
Lo stesso discorso vale per il grande supporto economico che Anais dava a Henry, nonostante anche lei non nuotasse nell'oro, senza il quale non avrebbe mai potuto dedicarsi alla carriera di scrittore.

Concludo consigliandovi caldamente questo volume, nonostante possa non risultare una lettura immediata per coloro che non conoscono e non hanno letto nulla dei due autori. 
Lo reputo però un libro indispensabile per tutti i fan Anais Nin che desiderano approfondire la sua relazione con Miller.

Caro FANTASMAGORICO LETTORE, 
se sei giunto fin qui sei il mio eroe del cuore e ti ringrazio!
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lunedì 30 agosto 2021

MEMENTO MORI di Stella Azzini

La guardai allontanarsi e mi lasciai cadere a peso morto sulla panchina, maledicendo il demone che si era impossessato di me nel momento in cui avevo deciso di voltare le spalle alla ragazza che amavo.
- Stella Azzini, Memento Mori.

TITOLO: Memento Mori
AUTRICE: Stella Azzini
EDITORE: Lis Aganis Publishing House 
GENERE: Paranormal Romance

Un'antica e macabra leggenda abruzzese narra che nelle notti più oscure, quando a risplendere nel cielo vi è solamente la luna piena, una spaventosa figura sbuca dall'oscurità per tormentare il sonno della sua vittima addormentata. 
Il dormiente non può nulla davanti a questo essere che si posiziona sul suo stomaco, immobilizzandolo e sottomettendolo alle torture più terrificanti.
Pandafeche è il nome di questa creatura da incubo, una creatura che un tempo veniva chiamata in causa per spiegare il fenomeno della paralisi del sonno.
Ma quanto può esserci di vero in una così oscura credenza popolare? 
E se ad aggiungersi vi fosse anche una terribile maledizione, cosa potrebbe accadere?

Il giovane Declan sa bene cosa significa essere condannati ad assistere a orribili manifestazioni notturne. Conosce il dolore, la paura e l'impotenza di fronte all'incapacità di mettersi in salvo dalla Pandafeche.
La sua famiglia, o meglio i suoi parenti italiani, sanno che questo mostro non c'entra nulla con delle semplici paralisi notturne, bensì con un qualcosa di molto malvagio: un tormento che si ripresenta in ogni generazione, perseguitando i figli maschi dopo il compimento dei tredici anni.  
Oltretutto Declan possiede l'innata capacità di vedere le anime dei morti e di poter comunicare con loro.

Per gli amici lui è lo strambo; il ragazzo che sembra uscito direttamente da una rock band in stile Black Veil Brides, pieno di tatuaggi macabri e inquietanti, e che vaga silenzioso per i vicoli solitari dei cimiteri.
D'altra parte, la sua fama di bello e dannato non può che attrarre l'interesse di molte ragazze, in particolare quella di Hope.
 
Fin dal loro primo incontro, non propriamente casuale, i due perdono la testa l'uno per l'altra, innamorandosi senza riserve.
La sensazione di entrambi è quella di conoscersi da sempre, forse in un'altra vita avevano già avuto modo di creare un legame così profondo.

Per la prima volta in molti anni, Declan riesce a vedere uno spiraglio di luce illuminare la propria esistenza di ombre, e Hope è stata l'unica capace di zittire i suoi demoni. Almeno per un po'.
Le apparizioni della Pandafeche, infatti, non cessano di perseguitarlo, iniziando a coglierlo anche in pieno giorno e in situazioni del tutto inaspettate.

Per di più una misteriosa donna dai lunghi capelli neri e con un corvo posato sulla spalla si insinuerà  nelle sue visioni, divenendo la portatrice di una qualche ignota verità.
Perché è proprio questo che Declan e Hope cercano disperatamente: la verità.

Avevo capito che ognuno di noi indossa delle maschere, che ognuno di noi ha i suoi demoni interiori. Delle volte nemmeno ci accorgiamo che i veri mostri su nascondono nelle persone che sembrano più normali.
- Stella Azzini, Memento Mori.

Memento mori (2021) di Stella Azzini è un romanzo che si inserisce perfettamente nel genere paranormal romance.
Il fulcro narrativo è rappresentato dalla storia d'amore, a tratti travagliata, tra Declan e Hope, alla quale si intreccia la leggenda abruzzese della Pandafeche.

Ammetto che la love story è la parte che ho apprezzato meno, non condividendo alcune delle scelte e modi di fare dei giovani protagonisti, però questo è un mio giudizio soggettivo, in quanto sono consapevole di non essere molto affine al romance, anzi per nulla.
Nonostante ciò, ci sono numerosi elementi all'interno del romanzo degni di nota.

In primo luogo, la maledizione della Pandafeche. Grazie ad essa la vicenda assume una sfumatura oscura e intrigante, e in più ci catapulta in un mondo in cui le credenze popolari sono ancora ben radicate e vive.
Questo mondo è rappresentato dalle verdi terre d'Abruzzo. 
Non ho potuto non amare le descrizioni che dipingono questo luogo dalla natura incontaminata e dagli infiniti segreti e magie. 
Eppure l'aspetto più affascinante del romanzo è vedere come i personaggi istaurano un rapporto diretto e profondo con l'ambiente circostante, lasciandoci riflettere su quanto noi uomini e donne moderni tendiamo a dimenticare la sua importanza e il suo valore.

La struttura narrativa è caratterizzata da continui spostamenti temporali, grazie ai quali, man mano che la vicenda prosegue, riusciamo a ricostruire il passato e a dare un senso agli eventi presenti.
Questo andirivieni, inoltre, unito allo stile di scrittura lineare e conciso, crea un senso di dinamismo abbastanza coinvolgente.

Vorrei complimentarmi per la splendida estetica del libro, curata fin nei minimi dettagli.
Al suo interno sono presenti anche delle illustrazioni create dalla stessa autrice, che valorizzano ancor di più il romanzo.
In aggiunta, ho adorato l'idea di inserire alla fine di ogni capitolo il titolo di una canzone, che nel complesso andranno a creare la colonna sonora dell'intero romanzo.

Soffermandoci sui personaggi, primari e secondari, li ho trovati sbarazzini, e a modo loro sanno come arricchire il romanzo. Ognuno di loro seguirà una propria crescita interiore, confrontandosi con le proprie paure più profonde.
Come spesso mi accade, alcuni mi sono piaciuti più di altri, che invece mi hanno dato una sensazione di bidimensionalità. 
Fisicamente sono tutti ben caratterizzati (anche se un po' troppo perfetti esteriormente) e non è difficile immaginarli; tuttavia avrei preferito scavare ancora più a fondo nella loro psicologia, così da conoscerli a tutto tonto. 
Naturalmente questo mio piccolo appunto è del tutto personale e conforme ai miei gusti di lettrice.

Infine, a chi mi sento di consigliare questo libro? 
A tutti coloro che sono alla ricerca una storia romantica ben scritta e ricca di elementi folcloristici e misteriosi, e che nasconde tra sue pagine una controversa storia di vendetta, tradimento e passioni proibite.

Caro FANTASMAGORICO LETTORE, 
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martedì 17 agosto 2021

ROOM N.3 di Valeria De Luca

Era stato solo un incubo. Peccato che in quella stanza gli incubi avevano un fondo di verità; come se le anime, i demoni, i dannati o quanto altro, cercassero di comunicare con lei.
 - Valeria De Luca, Room N.3, 38.

TITOLO: Room n.3
AUTRICE: Valeria De Luca
EDITORE: Independet Publishing
SINOSSI: Fatti strani sono accaduti nella Room n.3 situata al 1° piano del Looser Hotel. Si narra che una donna di nome Melinda, dai capelli argentei e i canini affilati, dimori all'interno della stanza. Chiunque abbia messo piede all'interno della Room n.3 è scomparso nel nulla .Alma D'Aleo, una scrittrice di romanzi paranormali, viene subito attratta da questa storia e decide di alloggiare all'interno della stanza maledetta. La Room n.3 rivelerà tanti segreti e misteri alla scrittrice. Una guerra tra il bene e il male, pronta a svolgersi su altre dimensioni e piani astrali. Alma incontrerà Amos Smirnov, un mago misterioso, di cui si innamorerà perdutamente. Ma un mago è bravo a creare illusioni e magie, per incantare e incatenare qualsiasi cosa o persona a lui. Una strega bianca dalla treccia rossa come il fuoco, Miranda, creerà un percorso magico per Alma; per aiutarla a combattere contro Melinda. Un romanzo gotico, che vi trascinerà in spirali argentee alla ricerca delle verità e dei misteri che si celano all'interno della Room n.3. Una storia d'amore che vi spezzerà il cuore, perché a volte un alone di illusione può contornare un cuore nero che brucia di egoismo. Una storia di magia, come ogni strega sa riconoscere. Nella Room n.3 tutto è illusione e tutto è verità, sta al lettore perdersi nelle nebbie dei suoi misteri.

RECENSIONE:
Alma D'Aleo è una scrittrice appassionata di sovrannaturale che, in seguito a una serie di ricerche per la stesura del suo nuovo libro, scopre casualmente un volume molto antico sui misteri sepolti nella città di Torino.
Nello sfogliare queste pagine usurate e incantevoli, la descrizione di un luogo davvero particolare rapisce la sua attenzione: il Looser Hotel.
Ad attrarla sono soprattutto i resoconti di alcune macabre vicende avvenute proprio al suo interno, specialmente nella Stanza N.3.
Si riporta infatti che sia consueta l'apparizione di una donna dai capelli argentei e canini affilati, capace di terrorizzare a morte gli ospiti che soggiornano in questa stanza "posseduta".

Alma è completamente sedotta dal tetro racconto, tanto da volerlo inserire assolutamente all'interno del suo libro; così, senza pensarci due volte, prepara i bagagli per la sua eccitante permanenza nella Stanza N.3.
Al suo arrivo, l'hotel le appare subito come un luogo dall'aura angusta, inospitale e inspiegabilmente inquietante.
Come se non bastasse, anche le persone che lavorano al suo interno, dalla receptionist allo stesso direttore, emanano una strana ambiguità.
Che dire poi della Stanza N.3. 
La sensazione che qualcosa di estremamente minaccioso risieda in quelle mura è forte e innegabile, ma finché rimane una mera impressione non c'è nulla di cui preoccuparsi. 
Il problema è che non ci vuole molto prima che alcune orrende apparizioni comincino a tormentare Alma, la quale si ritrova a essere prigioniera di un incubo ad occhi aperti.
Sembrano non esistere vie di fuga dal pandemonio che prende vita all'interno di questa stanza, e la follia, il delirio e il dolore sono gli unici stati che pervadono quelle pareti.
Riuscirà Alma a trovare la chiave per scappare da questo universo di anime dannate?
Lascio a voi il piacere di scoprirlo.


Room N.3 di Valeria De Luca è un libro dalle tinte dark/horror e dai rimandi fiabeschi molto scorrevole e piacevole.
Un'ottima lettura soprattutto per quei momenti in cui si è alla ricerca di una storia leggera ma intrigante, capace di accontentare anche i lettori dall'animo più macabro.

Ci sono molti aspetti del romanzo che ho apprezzato molto, in particolare l'idea di scandagliare all'interno della vicenda vari elementi che rimandano al mondo delle fiabe, specialmente alla storia di Alice nel Paese della Meraviglie.
Incontriamo personaggi che rievocano, in una versione più macabra, quelli di Carroll: una misteriosa bambina che ricorda la stessa Alice, un'affascinante mago che possiede l'aspetto di un cappellaio matto dark, uno specchio dai poteri fantasmagorici,...

Inoltre, la creazione di un'ambientazione mutevole, che si muove e si articola su più dimensioni, è stata gestita dall'autrice in maniera impeccabile; così come la creazione di atmosfere infernali e surreali, tanto da riportarmi a quelle evocate nei film di Dario Argento e nell'Inferno di Dante.

Lo stile di scrittura è diretto ed essenziale, perfetto per mantenere vivo un ritmo incalzante capace di tenere sulle spine il lettore intento a districarsi tra gli incessanti avvenimenti che si susseguono nella stanza posseduta e non solo.

I personaggi sono tutti interessanti e peculiari. Di alcuni ammetto che mi sarebbe piaciuto approfondire maggiormente il loro background, così da conoscerli meglio e istaurare con loro un rapporto più empatico.
Nonostante questo, sono rimasta molto colpita dalla figura di Miranda, una strega dalle immense conoscenze e potenzialità magiche.

In conclusione, se siete amanti del genere horror e vi affascinano le storie nelle quali sono presenti stante "maledette" o "infernali", in cui assistiamo all'evolversi di un incubo dentro un incubo e in cui la protagonista è costretta a scontrarsi non solo con entità demoniache ma anche con le proprie insicurezze e paure, non posso che suggerirvi questo romanzo.

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giovedì 12 agosto 2021

IL PROFUMO di Patrick Suskind

Colui che domina gli odori, domina i cuori degli uomini.
- Patrick Suskind, Il profumo, 161.

TITOLO: Il profumo
AUTORE: Patrick Suskind
EDITORE: TEADUE
TRADUZIONE: Giovanna Agabio
SINOSSI: Jean-Baptiste Grenouille nasce nella Parigi del Settecento, nel luogo più mefitico della capitale: il Cimitero degli Innocenti. Orfano, brutto, apparentemente insensibile, ha una caratteristica inquietante: in una società non ancora asettica come quella contemporanea e impregnata di mille effluvi e miasmi, non emana alcun odore. E però dotato di un olfatto unico al mondo, e il suo sogno è quello di dominare il cuore degli uomini creando un profumo capace di ingenerare l'amore in chiunque lo fiuti. E per realizzarlo è pronto a tutto...

RECENSIONE:
Nel quartiere più malfamato di Parigi, tra sporcizia e odori sgradevoli, nasce Jean-Baptiste Grenouille.
In apparenza un bambino come tanti, un orfano in buona salute che immediatamente viene affidato alle cure di una balia.
Eppure, un'inspiegabile peculiarità inquieta e disgusta tutti coloro che gli sono attorno: Grenouille non ha odore.
Di norma ogni essere umano emana una propria fragranza, deliziosa o disgustosa che sia, ma Grenouille sembra non possederla in nessun modo, e per questo, secondo la rozza superstizione del tempo, considerato un discendente del demonio

Sorprendentemente Grenouille possiede un olfatto estremamente sviluppato, tanto da riuscire ad avvertire gli odori più impercettibili anche a chilometri di distanza.
Questo talento gli permette, inoltre, di poter scomporre un odore in tutte le sue più piccole componenti, catalogandole mentalmente per poi riconoscerle al loro ripresentarsi. 
Crescendo, Grenouille prende sempre maggiore consapevolezza delle sue eccezionali capacità olfattive, cominciando a immagazzinare dentro di sé un numero sempre maggiore di odori.

Un giorno, durante i suoi vagabondaggi notturni alla ricerca di odori da collezionare, Grenouille viene colpito da un profumo indescrivibile, il più straordinario e puro che abbia mai sentito. La fonte è proprio una bellissima fanciulla dai capelli rossi e la pelle chiara cosparsa di lentiggini.
In questo preciso istante, scatta in lui qualcosa, che lo porta a compiere il suo primo delitto
Un profondo desiderio, o per meglio dire una segreta ossessione, inizia a dominare Jean-Baptiste Grenouille: diventare il più grande profumiere di tutti i tempi e creare il profumo per eccellenza.
Quell'aroma così singolare sarebbe diventato l'odore-modello di tutti gli altri, ma lui, il genio dal naso sopraffino, avrebbe dovuto possederlo e fissarlo per sempre nel tempo.
Per raggiungere il suo scopo non basterà apprendere i processi e le tecniche fondamentali dell'arte profumiera, ma saranno necessari una serie di scellerati omicidi al fine di perfezionare i suoi morbosi esperimenti.

Quello che voleva, era l'odore di certi esseri umani e cioè le creature estremamente rare che ispirano l'amore. Queste erano le sue vittime.
- Patrick Suskind, Il profumo, 194.

Leggere Il profumo (Das Parfum, 1985) è come vivere un'esperienza olfattiva intensa e insolita. 
Non mi era mai capitato fino ad ora di sperimentare una lettura in cui a fare da padrone sono le numerose descrizioni, estremamente dettagliate, dei più variegati odori.
Lo stile è davvero interessante e unico. Ci troviamo di fronte a una narrazione che non procede più per immagini visive, ma ci conduce all'interno di un universo costituito da soli profumi: l'universo interiore di Grenouille.

Il romanzo è ambientato nella Francia del diciottesimo secolo. 
Tutte le città, le abitazioni, gli oggetti e le persone ci vengono presentate attraverso gli odori che emanano, ed è proprio tramite questi ultimi che riusciamo a costruire la realtà del romanzo e a conoscere la percezione del mondo di Grenouille.

Il protagonista è una figura molto peculiare e che, nel suo modo grottesco, ho trovato estremamente affascinante. 
Grenouille è un ragazzo smilzo, solitario, freddo e taciturno, tendenzialmente ignorato da tutti o addirittura evitato, ma dotato di un olfatto sovraumano.
L'autore riesce a delineare magistralmente la psicologia di Grenouille, dando vita a un personaggio indimenticabile e a tutti gli effetti tridimensionale e dinamico.
Durante tutta la narrazione, infatti, Grenouille segue una continua evoluzione: prende maggiore coscienza del suo olfatto a dir poco sovrannaturale, e con ostinazione si propone di raggiungere obiettivi sempre più arditi, se non completamente folli e inumani.
In effetti, il protagonista ha ben poco da spartire con il resto dell'umanità. 
Fin dalla nascita, tutti i suoi conoscenti hanno avvertito il suo essere diverso e, in un certo senso, pericoloso, proprio a causa del suo non possedere nessun odore... quindi un'identità da poter riconoscere.
Genialità e pazzia si uniscono, dando vita ad un protagonista davvero controverso e spettacolare, lacerato interiormente, che sicuramente non si può dimenticare facilmente.

La solitudine, com'è possibile intuire, è uno dei temi centrali del romanzo, accompagnato da una riflessione riguardo i comportamenti e i sentimenti umani, i quali, nonostante siano il frutto di scelte coscienti, spesso sono influenzati da una serie pregiudizi inconsci.

Non posso che concludere consigliandovi questo romanzo unico e indimenticabile. 
Inoltre, vi segnalo anche il film che ne è stato tratto perché, oltre la buona fedeltà al romanzo, è davvero ben fatto.

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venerdì 6 agosto 2021

COLLAGES di Anais Nin

Lei restituiva ai paesaggi vuoti le figure mitologiche dei suoi sogni, pensando alle parole con cui Rousseau aveva risposto alla domanda: "Perché ha dipinto un divano nel bel mezzo della giungla?".
Aveva detto: "Perché si ha il diritto di dipingere i propri sogni".
- Anais Nin, Collages, 47.

TITOLO: Collages
AUTRICE: Anais Nin 
EDITORE: Edizioni e/o
COLLANA: Gli Intramontabili
TRADUZIONE: Maria Luisa Minio-Paluello
SINOSSI: Protagonisti di questo romanzo sono Renate, una pittrice, e Bruce, uno scrittore: due spiriti liberi, due amanti insoliti e solitari. Due compagni che un giorno decidono di partire e andarsene in giro per il mondo: Vienna, il Messico, la California, la Francia del Sud, l'Olanda, New York. Non c'è amore fra loro o forse sì, fatto sta che lungo la strada incontreranno altri amanti e altre storie, sentimenti, emozioni e bellezze che porteranno con sé con la leggerezza dei viaggiatori. Il loro viaggio è come un foglio bianco su cui man mano incollano i volti, le emozioni e le vite dei personaggi che incontrano sul loro cammino: un padre che crede di trovare nella figlia la moglie che non ha mai avuto (o che forse ha perduto molto presto), la moglie di un diplomatico che si innamora di un condottiero indiano vissuto oltre un centinaio di anni prima, pittori che cercano nelle figlie lo splendore delle donne dipinte d'oro, attrici pericolose, affascinanti e sincere come bambine, scrittrici che si nascondono dal mondo, cuochi artisti e molti altri. È un grande collage, appunto, dove pagina dopo pagina prende corpo la storia di un viaggio fatto di sentimenti e sensualità. L'intensità erotica della scrittura di Anaïs Nin è soffusa e affascinante, straordinaria nella sua raffinatezza, sempre in bilico tra la passione più incandescente e il disegno di un languore appena accennato. Peccaminosa come Henry Miller, elegante come D.H. Lawrence e Mary Gaitskill, Anaïs Nin firma un romanzo sensuale come Histoire d'O. Un racconto di formazione sentimentale in cui si mescolano il reportage bohémien e la scrittura più alta.

RECENSIONE:
Continuiamo il nostro fantasmagorico viaggio alla scoperta di Anais Nin attraverso il suo romanzo Collages (1964), un libro dal fascino surreale e ipnotico non indifferente.

E' quasi istintivo paragonarlo a un dipinto in fase di realizzazione, in cui vivide e coloratissime pennellate di parole danno vita a un'infinità di vicende che si intersecano, si sovrappongono e si incastrano tra loro proprio come in un collage, o allo svolgersi di un sogno, dove a partire da incontri casuali e impensabili alla fine ne nasce una storia degna di essere ricordata il mattino seguente.

In queste pagine seguiamo principalmente la storia di Renate, una solare e vivace pittrice viennese, che un giorno decide di intraprendere un viaggio senza meta in giro per il mondo assieme a Bruce, uno scrittore ironicamente di poche parole.
Nel corso della narrazione non comprendiamo realmente il tipo di relazione che intercorre tra i due, se si tratta di un legame amoroso o meno, però intuiamo che entrambi possiedono un carattere molto forte e indipendente, che li costringe di tanto in tanto a separarsi per poi riunirsi quando la solitudine riprende il sopravvento.
Comunque sia, insieme o separati, durante il loro apparente vagabondare incontrano personalità davvero stravaganti e insolite, ognuna con una storia peculiare pronta per essere raccontata.

Conosciamo il Conte della lavanderia, un uomo raffinato e colto che ha abbandonato agi e ricchezze per amore; Raven, un'oscura ragazza che convive con un magnifico corvo con il quale sembra avere un legame molto profondo; la moglie del console francese, una scrittrice di biografie che finisce sempre con l'innamorarsi di avventurieri ormai defunti; il simpatico Henri, un cuoco che ebbe la possibilità di servire le sue prelibatezze a importanti celebrità e a nomi illustri; una misteriosa e solitaria scrittrice, che afferma con convinzione di aver sparso per il mondo i suoi personaggi... e tanti altri ancora.
In questa miriade di racconti, uno più surreale dell'altro, un silenzioso legame unisce tutti i personaggi apparentemente sconnessi, un fattore comune che verrà rivelato solamente all'ultima pagina.

La singolarità di questo libro è l'assenza di una vera e propria conclusione
Non credo sia corretto neppure parlare di un finale aperto, perché in effetti si ha la sorpresa di ricominciare tutto dal principio, ripercorrendo nuovamente le prime pagine fino a giungere nuovamente alle ultime, per poi ripartire da capo in una sorta di ciclicità continua.
Non a caso, una delle frasi che ricorre più spesso nel romanzo e che racchiude perfettamente questa sensazione di eterno ritorno è "Niente è mai finito".
Con questo peculiare sistema narrativo Anais Nin crea un qualcosa di unico e sorprendente: un romanzo impossibile da catalogare.

Un quadro dovrebbe portarvi dove non siete mai stati. Chi è che vuole guardare sempre lo stesso albero, lo stesso mare, lo stesso volto ogni giorno, lo vorrebbe lei?
- Anais Nin, Collages, 45.

La componente onirica tipica delle opere della Nin non manca di fare la sua comparsa anche qui, nonostante non sia marcata come ne La casa dell'incesto
In queste pagine il tempo abbandona il suo ritmo regolare e lo spazio la sua rigidità. Ci muoviamo, infatti, all'interno di dimensioni fluide e incalcolabili, dove gli spostamenti sono talmente rapidi che basta uno schiocco di dita per spostarci da un posto all'altro o da un momento all'altro.

La scorrevolezza della narrazione deve gran parte della sua riuscita allo stile originale dell'autrice.
Anais Nin ha la capacità di dipingere attraverso le parole gli stati più interiori del Sè, e lo fa tramite colori sgargianti, tratti multiformi e sfumature impercettibili.
La libertà creativa è eccezionale, ed è espressa attraverso un linguaggio sinuoso, raffinato e sensuale
Con particolare attenzione si possono cogliere all'interno della variegata vicenda anche spunti autobiografici della scrittrice, tanto da ipotizzare in Renate un suo alter ego.
Renate vuole portare su tela mondi dai colori e dalle forme mai viste, se non in visioni oniriche, e lo vuole fare per mostrare a tutti che i sogni possono vivere nella realtà, così come Anais vuole dimostrare che il grande potere dell'immaginazione attraverso i suoi scritti.

Tu sogni ad occhi aperti. Molti sognano ad occhi aperti. E alcuni sono gelosi perché non hanno sogni e bevono o prendono pillole per sognare.
- Anais Nin. Collages, 86.

Se non ancora lo aveste capito, vi consiglio vivamente questo breve ma emozionante romanzo, in particolar modo se siete alla ricerca di un qualcosa di anticonvenzionale e fuori dalle righe.

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venerdì 16 luglio 2021

IL DELTA DI VENERE di Anais Nin

Mi chiamerò la madame di una casa di prostituzione letteraria, la madame di un gruppo di scrittori affamati che producevano letteratura erotica per venderla a un "collezionista". Io fui la prima a scrivere per lui, e ogni giorno davo il mio lavoro da battere a macchina a una giovane donna.
- Anaïs Nin, Il delta di venere, 83.

TITOLO: Il delta di Venere
AUTRICE: Anaïs Nin
EDITORE: Bompiani
TRADUZIONE: Delfina Vezzoli
SINOSSI: Un misterioso collezionista di libri nel 1940 offrì a Henry Miller cento dollari al mese per scrivere dei racconti erotici. Miller cominciò entusiasta, ma si stancò presto e passò l'incarico all'amica Anaïs Nin che aveva bisogno di soldi. “Cominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità,” ricorda Anaïs Nin. “Passavo i giorni in biblioteca a studiare il Kama Sutra, ascoltavo le avventure più spinte degli amici... Tutte le mattine, dopo colazione, mi sedevo a scrivere la mia dose di pornografia...” Solo ogni tanto riceveva una telefonata dal mandante. Una voce diceva: “Va bene. Ma lasci perdere la poesia e le descrizioni di tutto quello che non è sesso. Si concentri sul sesso.” Nacquero così questi racconti che si possono meritatamente annoverare tra le opere della letteratura erotica di maggior successo.

RECENSIONE:
Tutto ebbe inizio nel 1940, quando un misterioso collezionista di libri offrì a Henry Miller cento dollari al mese per scrivere racconti erotici.
Inizialmente l'autore del Tropico del Cancro trovò quasi divertente l'idea di scrivere pornografia per dilettare un cliente ignoto, tanto da riferire alla sua cara amica Anaïs Nin di considerare questa opportunità una sorta di esperimento bizzarro.
Alla lunga però Miller ne ebbe abbastanza, stufo di dover piegare la sua arte al piacere di un anonimo patrono, e propose ad Anaïs Nin (in quel periodo in difficoltà economiche) di prendere il suo posto.

La Nin cominciò con l'abbozzare una serie di vicende davvero esagerate e stravaganti, a tratti grottesche, traendo ispirazione dalle avventure sessuali dei suoi amici o attingendo materiale da opere famose come il Kama Sutra. 
Il collezionista apprezzò il suo lavoro fantasioso, però le fece un appunto: avrebbe preferito che si concentrasse maggiormente sul sesso, lasciando da parte la poesia e altre descrizioni superflue.
Questa critica irritò molto Anaïs Nin, che non poteva concepire di dover estirpare il sentimento dal sesso.
Nonostante questo, però, continuò imperterrita con la realizzazione di altri racconti erotici, racconti in cui conduceva un'esplorazione della sessualità veramente a trecentosessanta gradi. 

Con il passare dei mesi altri scrittori squattrinati si unirono a lei nella creazione di queste gioie perverse destinate al tanto odiato committente, colui che impediva a tutti loro di "operare una fusione tra sessualità e sentimento, sensualità ed emozione".
In questo senso, Anaïs Nin diede vita ad una vera e propria casa di malaffare letteraria, nella quale tutti si davano un gran da fare per la produzione di storie estremamente dissolute e lussuriose.

Raccolsi i poeti intorno a me e tutti insieme scrivemmo della bellissima pornografia. Condannati come eravamo a insistere solo sulla sensualità, ci furono esplosioni violente di poesia. Scrivere pornografia divenne una strada verso la santità invece che verso la dissolutezza.
- Anaïs Nin, Il delta di venere, 10

Alla fine, stufa di sentirsi ripetere dal committente sempre la stessa seccante lamentela, Anais prese coraggio e decise di scrivergli una bella lettera minatoria (e poi ditemi come non posso adorarla!).
Vi riporto qui di seguito un piccolo estratto.

Caro collezionista, noi la odiamo. Il sesso perde ogni suo potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un'ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di chiunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all'emozione, all'appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne abbiano il colore, il sapore, i ritmi e l'intensità. [...]

La raccolta Il delta di Venere (Delta of Venus, 1977) vide la luce solamente molti anni dopo.
Consapevole del fatto che le costrizioni del collezionista avessero snaturato il suo stile e messo a tacere il suo io femminile, Anaïs Nin reputava inizialmente i suoi racconti come un prodotto di intrattenimento omologato al tradizionale modello maschile della letteratura erotica, e non volle pubblicarli.
Eppure, rileggendoli dopo tanto tempo, l'autrice si rese conto che in molti passaggi si percepiscono i primi sforzi di considerare l'esperienza sessuale dal punto di vista di una donna (esclusiva degli uomini all'epoca) e che il suo stile non era stato completamente zittito.
In effetti, non è poi così difficile ritrovare quella raffinatezza, sinuosità e sensualità tipiche della scrittura di Anaïs Nin, che la rendono unica, irripetibile e surreale.

Analizzando nello specifico la raccolta, essa contiene quindici racconti di lunghezza variabile
Alcuni sono più articolati e complessi di altri più lineari e concisi, presentando una trama più fitta e con un'ampia gamma di personaggi.
Delle volte gli stessi personaggi ricompaiono in più racconti, creando una sorta di continuità all'interno della raccolta. Alcuni di loro sono palesemente ispirati ai conoscenti della Nin (se avete letto i suoi diari non sarà difficile trovare i relativi corrispondenti), altri invece sembrano provenire da un universo parallelo e fantasmagorico.
Naturalmente, come spesso avviene nelle raccolte, ci sono racconti più coinvolgenti e appassionanti di altri, ma ammetto di aver apprezzato anche le storie più fantasiose e morbose. 
Vorrei aggiungere inoltre che la Nin descrive le scene più spinte in maniera molto accurata, senza risparmiare i dettagli più focosi.
Il linguaggio che usa è esplicito, inebriante e diretto, ma sempre poetico e ipnotico.
Ed è proprio questo che ammiro e amo della Nin: l'abilita di saper fondere magistralmente la carnalità al sentimento e all'emozione.

Come ogni libro nato dalla penna magnetica di Anaïs Nin, non posso che consigliarvelo, in particolare se siete alla ricerca di storie piccanti e originali che non cadono nello squallido o nel volgare.


MOONACRE. I SEGRETI DELL'ULTIMA LUNA | Il cavallino Bianco di Elisabeth Goudge

Per te nessun passato, cavallino, né rimpianto, né futuro da temere nella foresta d'argento... Sotto la luna, solo il presente ti aspett...